Cosa significa oro puro? Quanti carati deve avere e qual è la differenza tra oro 24 carati, 18 carati e oro 750?
Quando si parla di oro è facile incontrare sigle e numeri come 24K, 18K, 750, 585 o 999,9. Tutti questi valori servono, in modi diversi, a indicare la purezza dell’oro, ovvero la quantità effettiva di metallo prezioso presente in un oggetto o in una lega.
Capire questa differenza è importante sia quando si acquista un gioiello sia quando si vuole comprare o vendere oro fisico.
Vediamo quindi cos’è l’oro puro, come si misura la purezza dell’oro e cosa significano carati e millesimi.
Cosa significa oro puro?
Con l’espressione oro puro si indica generalmente l’oro a 24 carati, ovvero oro che non è stato intenzionalmente miscelato con quantità significative di altri metalli.
Nella pratica raggiungere una purezza assoluta del 100% è estremamente difficile. Per questo motivo l’oro raffinato ad altissima purezza viene comunemente identificato con valori come 999 o 999,9 millesimi.
Il World Gold Council indica infatti che l’oro 24 carati può arrivare nella pratica a una finezza di 999,9 parti su 1.000.
Questo significa che un lingotto con titolo 999,9 contiene il 99,99% di oro.
L’oro puro rappresenta quindi il livello massimo di purezza normalmente disponibile sul mercato.
Come si misura la purezza dell’oro?
La purezza dell’oro può essere espressa principalmente attraverso due sistemi:
- carati dell’oro;
- millesimi.
I carati dividono idealmente la composizione in 24 parti. Un oggetto in oro 24 carati è quindi costituito quasi interamente da oro, mentre uno in oro 18 carati contiene 18 parti d’oro su 24.
Il sistema dei millesimi indica invece quante parti di oro sono presenti su 1.000 parti di lega.
In Italia il titolo dei metalli preziosi viene espresso legalmente in millesimi. Per gli oggetti in oro i titoli legali previsti sono 750, 585 e 375 millesimi.
Oro 24, 18, 14 e 9 carati: cosa cambia?
La differenza riguarda essenzialmente la percentuale di oro contenuta nella lega.
| Carati | Millesimi indicativi | Percentuale di oro |
|---|---|---|
| 24K | 999 / 999,9 | circa 99,9-99,99% |
| 22K | 916/917 | circa 91,7% |
| 18K | 750 | 75% |
| 14K | 585 | circa 58,5% |
| 9K | 375 | 37,5% |
Il classico oro 18 carati, molto diffuso nella gioielleria italiana, contiene quindi il 75% di oro e il restante 25% è costituito da altri metalli.
Il World Gold Council conferma, ad esempio, che l’oro 18 carati contiene il 75% di oro, mentre il 14 carati si colloca intorno al 58,3-58,5%.
Cosa significa oro 750?
Se all’interno di un anello, una collana o un bracciale troviamo impresso il numero 750, significa che su 1.000 parti della lega 750 sono costituite da oro puro.
In altre parole:
750 millesimi = 75% di oro = 18 carati.
Il restante 25% è formato da altri metalli, che possono contribuire a modificare colore, durezza e caratteristiche del gioiello.
Non bisogna quindi pensare che un gioiello 750 sia di scarsa qualità perché non è composto al 100% da oro. Al contrario, l’utilizzo di una lega è particolarmente importante nella gioielleria.
Perché i gioielli non sono fatti di oro puro?
A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: se l’oro puro è quello di maggior valore, perché non realizzare tutti i gioielli in oro 24 carati?
Il motivo è soprattutto pratico.
L’oro puro è un metallo relativamente morbido e malleabile. Questa caratteristica è estremamente utile durante la lavorazione, ma rende l’oro 24 carati meno adatto ad alcuni gioielli destinati a essere utilizzati quotidianamente.
L’aggiunta di altri metalli consente di ottenere leghe più resistenti e di modificarne anche il colore.
È così che possiamo ottenere, ad esempio:
- oro giallo;
- oro bianco;
- oro rosa.
Un gioiello in oro rosa 18K e uno in oro giallo 18K possono quindi contenere entrambi il 75% di oro puro: ciò che cambia è principalmente la composizione del restante 25%.
Oro 999 e oro 999,9: qual è la differenza?
Le diciture 999 e 999,9 indicano livelli di purezza estremamente elevati.
Oro 999 significa circa 999 parti di oro ogni 1.000, quindi il 99,9%.
Oro 999,9 indica invece una purezza del 99,99%.
È una differenza molto piccola, ma importante soprattutto nel settore dei lingotti e dell’oro da investimento, dove il grado di purezza viene indicato con grande precisione.
Quando troviamo la dicitura Fine Gold 999.9 su un lingotto, stiamo quindi osservando oro con un livello di purezza estremamente elevato.
Oro puro e oro da investimento sono la stessa cosa?
Non necessariamente.
Questa distinzione è particolarmente importante.
In Italia, secondo la definizione riportata dalla Banca d’Italia sulla base della Legge n. 7/2000, possono rientrare nell’oro da investimento i lingotti e le placchette di peso superiore a un grammo e con purezza pari o superiore a 995 millesimi.
Per determinate monete d’oro la soglia prevista è invece di almeno 900 millesimi, insieme ad altri requisiti stabiliti dalla normativa.
Un lingotto può quindi essere considerato oro da investimento pur non raggiungendo necessariamente i 999,9 millesimi.
L’espressione oro puro descrive principalmente il grado di purezza, mentre “oro da investimento” identifica una categoria che deve rispettare precisi requisiti.
Come riconoscere la purezza dell’oro?
Il primo elemento da controllare è il titolo dell’oro riportato sull’oggetto.
Su un gioiello possiamo trovare, ad esempio:
- 750 → oro 18 carati;
- 585 → oro 14 carati;
- 375 → oro 9 carati.
Sugli oggetti in metallo prezioso commercializzati in Italia la normativa prevede specifiche indicazioni relative al titolo e al marchio di identificazione.
Per stabilire con maggiore precisione la composizione di un oggetto, soprattutto quando i marchi non sono leggibili o esistono dubbi sulla sua autenticità, è invece necessaria una verifica professionale.
Questo aspetto diventa particolarmente importante quando si vuole vendere oro usato, perché la quantità effettiva di oro contenuta nell’oggetto è uno degli elementi fondamentali per determinarne il valore.
L’oro puro vale più dell’oro 18 carati?
A parità di peso, sì, se consideriamo esclusivamente il valore dell’oro contenuto.
Dieci grammi di oro 24 carati contengono infatti una quantità di oro puro maggiore rispetto a dieci grammi di oro 18 carati.
Quando parliamo di oro puro ci riferiamo generalmente all’oro 24 carati, caratterizzato da una purezza prossima al 100% e normalmente identificato con titoli come 999 o 999,9 millesimi.
L’oro utilizzato nei gioielli è invece spesso mescolato con altri metalli per aumentarne la resistenza o modificarne il colore. È il caso dell’oro 18 carati o 750, composto per il 75% da oro.
Conoscere la purezza dell’oro permette quindi di interpretare correttamente numeri e punzonature presenti su gioielli, monete e lingotti e, soprattutto, di capire meglio cosa stiamo acquistando o vendendo.
Questo non significa però che qualsiasi oggetto 24K debba necessariamente costare più di un gioiello 18K.
Nel prezzo finale di un gioiello possono incidere anche:
- lavorazione;
- design;
- marca;
- pietre preziose;
- rarità;
- valore storico o collezionistico.
Se invece stiamo valutando l’oro principalmente in base al metallo prezioso contenuto, peso e purezza diventano due dei parametri fondamentali.